Centro studi e documentazione sulla criminalità mafiosa Giovanni Falcone e Rocco Chinnici ZALEUCO.org

Centro studi e documentazione sulla criminalità organizzata “Chinnici-Falcone”

 

 

 

 

 

CULTURA     DIRITTI      RESISTENZA    LEGALITÁ    EDUCAZIONE

 

                                                                                                                Aggiornato al 19 maggio 2011 - ore 18.30

 

Strutture

COLLANE

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FORMAZIONE

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DOCUMENTI

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BIBLIOTECA

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REDAZIONE

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PARTECIPAZIONE

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LOG-IN

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Saggi e fonti

MAFIA

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‘NDRANGHETA

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CAMORRA

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SACRA CORONA

UNITA

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MAFIE AL NORD

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MAFIE

INTERNAZIONALI

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STRAGI E

TERRORISMO

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LABORATORI

CRIMINALI

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DONNE E MAFIA

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CHIESA E MAFIA

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Galleria

GEOGRAFIA CRIMINALE

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LETTERATURA

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MUSICA

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IMMAGINI

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RASSEGNA STAMPA

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STORIA

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Come iscriversi

 

 

Perché il Centro…

Per vincere la guerra contro un nemico bisogna conoscerlo, individuarlo e definirlo come tale. La mafia è un nemico, ma non tutti l’hanno identificata come tale. E soprattutto è ancora poco nota nei caratteri costitutivi e nelle modalità di azioni. La  mafia, al di là dei nomi regionali che assume e delle differenze riscontrabili, è un modello di gestione dei poteri che privilegia il dominio, da imporre sia con sistemi legali che illegali. Il Centro offre documenti che nascono dal desiderio di dare le armi della ragione per sradicare le mafie.

 

E sanguine resurgo

Incredulo. Sgomento. Indignato. Ribelle. Reso impotente da una tenaglia costruita dai cervelli finissimi che guidano la mafia con spezzoni delle istituzioni universitarie ed esponenti della Magistratura del Tribunale di Messina.

I primi neutralizzano, addormentano, distruggono il Centro studi … e fanno sparire nella sua preziosa banca dati – per incauta custodia o fraudolento e arrogante esercizio del potere di annientare – i frutti di ricerche pluridecennali; negano a un imputato i documenti necessari per la difesa in giudizio; e ... un concorso universitario di 1a fascia esautorando organi nazionali e arrogandosi diritti che non hanno.

I secondi violano i diritti di un Senatore della Repubblica; tutelano con iniziative giudiziarie degne di nota un’Azienda accusata di mafia che condiziona appalti miliardari al Policlinico e che è mafiosa e come tale denunciata.

Tutte storie vere, ma storie passate. Cenere. É memoria. É memoria di sangue e sete di giustizia. È volontà di lotta: per la libertà di ricerca, per la tutela dei risultati delle ricerche, per la società meridionale, una società ingannata e tradita da una mafia che esiste solo quando si accoscano membri delle classi dominanti e soggetti appartenenti ai ceti popolari accomunati dalla scelta di delinquere per ottenere potere, ricchezza, impunità.

È questa realtà mafiosa che consente ai criminali una capacità pervasiva e di mimetizzazione che li rende invisibili come criminali.

Il che crea le condizioni per ingannare, depistare, praticare la strategia della denigrazione.

A Messina la mafia vera ha mostrato il suo volto e la sua capacità di azione devastante ai livelli della ricerca pericolosa da bloccare e distruggere.

Ha usato accademici e magistrati, imprenditori e picciotti. La legge e la lupara.

Contro tale mafia siamo in guerra.

Il nostro motto è non casualmente e sanguine resurgo.

Perché chi ha sognato e proposto la banca dati – Rocco Chinnici – è stato ucciso. Come ucciso è stato Giovanni Falcone, membro del Comitato Scientifico del Centro. Entrambi dalla mafia. Entrambi nel silenzio cupo e mafioso di Autorità accademiche incapaci di rappresentare la storia e l’essere di un Ateneo che si sente occupato.

Dovranno sloggiare, prima o poi.

Perché sono altra cosa dalla ricerca e dalla libertà: ne sono la negazione vivente, sono il braccio violento di Cosa nostra nell’Ateneo.

Non ci sarà più il silenzio a coprirne le responsabilità.

Il Centro studi è stato ucciso nelle sue strutture, è morto nei suoi locali, negli scaffali, nelle librerie, nei microfilm, nelle fotografie, nei giornali rilegati, nella polvere che ne ha ricoperto gli ultimi anni di vita, nella sua decrepita esistenza finale, nel chiuso di scelte che hanno di fatto distrutto un progetto costruito sul sangue di chi è stato ucciso dalle mafie.

Ma non è mai morto nello spirito e nelle coscienze di quanti hanno condiviso e fondato la sua costruzione, di coloro che lo hanno vissuto dal di dentro, di coloro che lo hanno voluto fermamente.

Quel Centro non si è mai chiuso per chi ci ha lavorato col cuore, per chi ne ha abbracciato il significato più vero, per chi ha creduto che nella ricerca continuasse ininterrotto il sacrificio dei martiri della Repubblica, per chi nei valori della legalità ha investito i propri sentimenti e le proprie passioni, i propri saperi e le proprie professionalità.

L’eredità straordinaria del Centro studi e documentazione non sarà mai sepolta nel cimitero del silenzio, dell’abbandono, della rassegnazione.

Il suo patrimonio rimane intatto, indissolubile, nel lavoro, nella volontà, nell’impegno degli uomini che sono rimasti – oltre le istituzioni e al di là dell’indifferenza – i custodi ultimi di un messaggio di lotta e di resistenza che ancora oggi continua con identico spirito ideale.

E ai quali si sono uniti esponenti delle nuove generazioni.

Il Mezzogiorno che avanza, che lotta, che non si fa sotterrare e che porterà il popolo meridionale alla vittoria è quello che unisce i Salvatore Carnevale ai Chinnici, i Basile ai Livatino, i Placido Rizzotto ai Dalla Chiesa: un popolo che guida l’intero Mezzogiorno verso la democrazia e che seppellirà la mafia.

 

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